Sovraindebitamento: come fermare un pignoramento o un’asta immobiliare

Sovraindebitamento e pignoramento immobiliare: quando è possibile fermare l’asta?

Quando una persona non riesce più a sostenere i propri debiti e rischia di perdere la casa, una delle prime domande che si pone è se esista uno strumento per fermare il pignoramento o evitare la vendita all’asta.

Una possibilità può essere rappresentata dalle procedure di sovraindebitamento, introdotte originariamente dalla Legge 3/2012 e oggi disciplinate dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Ma è importante chiarire subito un aspetto: presentare una domanda di sovraindebitamento non significa ottenere automaticamente la sospensione dell’asta.

La possibilità di intervenire dipende dalla situazione debitoria, dalla procedura scelta, dalla documentazione disponibile e dalle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Dalla Legge 3/2012 al Codice della crisi

La Legge 3/2012 ha introdotto strumenti destinati a persone e soggetti che si trovavano in una situazione di indebitamento non più sostenibile.

Dal 15 luglio 2022, le nuove procedure sono disciplinate principalmente dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019), successivamente modificato anche dal D.Lgs. 136/2024, conosciuto come Correttivo-ter.

Tra gli strumenti previsti rientrano la ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore e la liquidazione controllata, ciascuno con presupposti e conseguenze differenti.

Non esiste, quindi, una soluzione uguale per tutti.

Quando il sovraindebitamento può incidere su un pignoramento

In determinate circostanze, il giudice può disporre misure che incidono sulle procedure esecutive in corso, anche immobiliari.

Nella ristrutturazione dei debiti del consumatore, l’articolo 70, comma 4, del Codice della crisi prevede la possibilità di sospendere, su richiesta del debitore, le procedure esecutive che potrebbero compromettere la fattibilità del piano.

La sospensione non è automatica e deve essere disposta dal giudice.

Per valutare questa possibilità occorre conoscere la fase raggiunta dal pignoramento, l’eventuale data dell’asta, la natura dei crediti e la sostenibilità della soluzione proposta.

Il tempo è un elemento decisivo. Quando un immobile è già inserito in una procedura esecutiva, attendere può ridurre le possibilità di intervento.

Il piano del consumatore: come funziona oggi

Quello che molti conoscono ancora come piano del consumatore è oggi denominato ristrutturazione dei debiti del consumatore.

La procedura consente, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, di proporre una riorganizzazione delle obbligazioni compatibile con le risorse del debitore.

Non è richiesta l’approvazione mediante voto dei creditori, ma la proposta deve superare le verifiche previste dalla legge ed essere omologata dal giudice.

La procedura coinvolge un Organismo di composizione della crisi (OCC) e richiede un’analisi documentale approfondita.

Meglio il saldo e stralcio o una procedura di sovraindebitamento?

Nella mia attività professionale mi occupo di trattative con banche, società finanziarie e altri creditori, anche quando esistono pignoramenti immobiliari.

Il saldo e stralcio può essere una strada percorribile quando esistono le condizioni economiche e negoziali per raggiungere un accordo.

Quando invece la situazione coinvolge numerosi creditori o richiede una riorganizzazione complessiva delle obbligazioni, può essere opportuno valutare gli strumenti previsti dal Codice della crisi, con il supporto dei professionisti competenti.

Il punto di partenza non è scegliere una procedura, ma comprendere quale soluzione sia concretamente praticabile.

Vuoi approfondire?

Ho dedicato un articolo del mio blog alla Legge 3/2012, al Correttivo-ter del 2024 e alle possibilità di intervento sulle procedure esecutive.


Leggi l’approfondimento sul sovraindebitamento e il piano del consumatore

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Francesca Scarpetta – Consulente in saldo e stralcio e gestione delle posizioni debitorie.